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La Cina e i finti cerchi di libertà

Pubblicato da: UVNS 0 Commenti

Nel 2008 si lesse di una grande apertura della Cina verso qualsiasi credo religioso, una nuova apertura dovuta alle olimpiadi. Nel villaggio olimpionico era infatti permesso professare qualsiasi religione e celebrarne i riti.[1] Un bel salto in avanti per un paese come la Cina, che da quando si instaurò il regime comunista ha perseguitato costantemente qualsiasi comunità religiosa che andasse a minare l’obbedienza allo stato. La regola principale nel paese è sempre stata “può esistere, ma non può svilupparsi” ed il diritto di espressione religiosa è sempre appartenuto al solo stato. Ma cosa è realmente cambiato dalle olimpiadi ad oggi? Nel concreto nulla in quanto quella libertà concessa nel villaggio era solo di facciata e racchiusa nelle sole quattro mura dei giochi olimpici. Infatti, già durante gli stessi, avvennero numerose repressioni soprattutto contro i vescovi “clandestini”. I cattolici cinesi sono infatti divisi in due gruppi: la chiesa cattolica sotterranea, che riconosce l’autorità del Papa; e l’associazione patriottica cattolica cinese, riconosciuta a Pechino, con il vescovo sotto diretta supervisione del partito comunista.

I primi sono quelli soggetti alle più inumane repressioni: fisiche, psicologiche e culturali. Si passa dal divieto di entrata nelle chiese ai ragazzi sotto i 18 anni, alla distruzione di bibbie, al divieto di vendere/possedere le stesse, alla distruzione di chiese per arrivare, nell’ultimo anno, alla distruzione di una via crucis, simbolo per eccellenza del cristianesimo. Nel 2016 i cristiani perseguitati in Cina erano all’incirca 48000 unità, nel 2017 si stima che le unità siano arrivate a 223000;[2] ma i fedeli cinesi non si arrendono, anzi, nonostante la repressione aumentano di anno in anno, basti pensare che, dal 1949 ad oggi, si è passati da 1 a 100 milioni di fedeli. Questo è dovuto soprattutto al fatto che ci sono persone che non abbandonano la speranza, come ad esempio padre Feng, 84 anni, di cui 15 chiuso in carceri maoiste e che ogni giorno celebra messe clandestine per poter portare avanti la fede di chi ancora crede. Senza questi baluardi probabilmente non ci sarebbe stata questa crescita di fedeli ed infatti in una città come Shangai, che conta all’incirca 18 milioni di abitanti, si può celebrare una messa al giorno nella chiesa cattolica e una messa in inglese solo alla domenica. Sono loro che portano avanti la cultura religiosa cristiana. Tra il 2014 e il 2016 in Cina sono state distrutte o danneggiate tra le 1500 e 1700 chiese e con il rafforzamento della leadership del presidente Xi Jinping, le persecuzioni sono diventate molto più brutali come testimoniano anche i dati prodotti da OpenDoors[3]. La libertà religiosa e soprattutto la libertà di professare la propria religione è rimasta chiusa all’interno di quei 5 cerchi e non è in realtà mai uscita!

Di Agnese Zavani

25 gennaio 2019

[1] Redazione. “La persecuzione dei cattolici in Cina”. https://www.laogai.it/la-persecuzione-religiosa-in-cina/la-persecuzione-dei-cattolici-in-cina/. LAOGAI. Web. 24/01/2019

[2] Redazione. “Impennata del numero dei cristiani perseguitati in Cina”. https://www.corrispondenzaromana.it/notizie-brevi/impennata-nel-numero-dei-cristiani-perseguitati-in-cina/. Corrispondenza romana. 22/04/2018. Web. 24/01/2019

[3] Frigerio, Benedetta. “In Cina la repressione dei cristiani sta tornando ai livelli di Mao. Ma i fedeli aumentano”. https://www.tempi.it/cina-repressione-cristiani-sta-tornando-ai-livelli-di-mao-ma-i-fedeli-aumentano/. Tempi. 23/02/2015. Web. 24/01/2019

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