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Il genocidio dei cristiani in Nigeria. Tra Boko Haram e i Fulani

Pubblicato da: UVNS 0 Commenti

La Nigeria è un paese dell’Africa Occidentale, una repubblica costituzionale di tipo federale che comprende ben 36 stati. Più di un ottavo della popolazione dell’intero continente risiede in Nigeria, è il paese più popoloso dell’Africa e conta un’estensione pari solo al 4% della sua superficie. La Nigeria è abitata da più di 250 gruppi etnici molto differenti tra sé e che convivono in un equilibrio estremamente precario, continuamente messo alla prova da conflitti e tensioni. I gruppi etnici più importanti, perché più numerosi e con maggiore peso politico, sono gli Haussa, gli Yoruba, gli Igbo e i Fulbe, quest’ultimi meglio conosciuti come Fulani.

Gli Haussa e i Fulani – che rappresentano rispettivamente il 21% e il 9% del totale – vivono nel nord del paese: gli Haussa sono coltivatori e allevatori ma anche commercianti e artigiani, i Fulani vivono invece d’agricoltura e, soprattutto, d’allevamento di bovini. Insieme formano il gruppo etnico dominante nel nord e la maggioranza di essi è di religione islamica, in particolare sunnita. La religione cristiana è professata dal 49.3% della popolazione totale, tra questa anche il gruppo degli Igbo e buona parte di quello degli Yoruba. Di recente si è assistito a un crescendo di scontri fra gruppi cristiani e musulmani, soprattutto nel settentrione dove la legge islamica, la Sharīʿa, è stata introdotta nell’ordinamento di alcuni stati, dodici per l’esattezza. Gli scontri, sempre più numerosi, hanno perso il carattere esclusivamente etnico e hanno acquisito anche e soprattutto quello religioso, in specie nell’ultimo periodo.

Il nord della Nigeria è stato ed è già messo a dura prova dalla furia jihadista di Boko Haram – letteralmente “l’istruzione occidentale è proibita” -, gruppo terroristico fondato nel 2002 e che ha intensificato la sua attività dal 2009 arrivando nel 2015 ad allearsi con lo Stato Islamico, e resosi protagonista di massacri, attentati, stupri e rapimenti. Il Middle Belt, regione che divide e collega il nord dal sud del paese, è invece tenuta sotto scacco dai pastori Fulani. Dal 2006 al 2014 in una relazione presentata a New York all’Onu da monsignor Joseph Bagobiri, vescovo di Kafanchan, risulta che sono circa 11.500 i cristiani uccisi, un milione e trecentomila gli sfollati, 13 mila le chiese abbandonate o distrutte. Nei tre anni successivi, secondo un rapporto pubblicato dalla Società internazionale per le libertà civili e lo stato di diritto- scrive Il Foglio -, in Nigeria sono stati assassinati oltre 6.000 cristiani, tra cui 3.750 per mano dei Fulani e i 2.050 dai jihadisti di Boko Haram.[1]

Il vescovo di Gboko, monsignor Amove Avenya, a capo di una delle principali diocesi dello stato di Benue, il più colpito dalle violenze, ha descritto la situazione come «una bomba a orologeria che rischia di distruggere il paese. I Fulani sono armati fino ai denti e massacrano donne incinte, bambini, distruggono le nostre campagne» e aggiunge «Sono criminali e terroristi ma non fanno le stesse cose nei territori a maggioranza musulmana». Perché se è vero che le tensioni tra i pastori Fulani e gli agricoltori, spesso cristiani, durano da molto tempo e per questioni legate allo sfruttamento della terra, è anche vero che negli ultimi anni razzie e campi dove far pascolare le mandrie non sono il loro unico obiettivo. I giornali nigeriani tendono a nascondere la matrice religiosa, l’estremismo islamico, degli attacchi preferendo ascrivere la violenza a conflitti etnici e ai “cambiamenti climatici”, quando è chiaro invece che siano di tutt’altra natura. Nel 2018, continua monsignor Amove Avenya, «i Fulani hanno fatto molte più vittime di Boko Haram», e il governo, guidato dal presidente Muhammadu Buhari, di etnia Fulani, poco ha fatto per proteggere la popolazione. Il deputato Istifanus Gyang ha parlato – riporta Il Tempo – di «olocausto doloroso, pulizia etnica e genocidio del mio popolo sotto lo sguardo inerte del governo, che ha abdicato alla sua primaria responsabilità di garantire la sicurezza dei cittadini».[2]

Papa Francesco invita ad usare con cautela il termine genocidio, dello stesso avviso non sono però i cittadini e il clero nigeriano che da anni vivono sulla loro pelle l’orrore e le violenze delle persecuzioni.

Di Federica Miceli

30 gennaio 2019

[1] Matzuzzi, Matteo. “Il genocidio dei cristiani in Nigeria è senza fine”. https://www.ilfoglio.it/esteri/2018/07/06/news/il-genocidio-dei-cristiani-in-nigeria-e-senza-fine-204112/. Il Foglio. 06/07/18. Web. 28/01/19.

[2] Grotti, Leone. “«Olocausto, pulizia etnica, genocidio del popolo cristiano in Nigeria»”. https://www.tempi.it/olocausto-pulizia-etnica-genocidio-del-popolo-cristiano-in-nigeria/. Il Tempo. 30/06/18. Web. 28/01/19.

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