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I numeri di una persecuzione

Pubblicato da: UVNS 0 Commenti

Sono 250 milioni, 35 milioni in più rispetto al report dello scorso anno, i cristiani che nel mondo, tra il novembre 2017 e l’ottobre 2018, hanno subito un alto livello di persecuzioni secondo la WorldWatchList redatta da Porte Aperte. L’Africa è al primo posto con le più atroci violenze verso le comunità cristiane seguita, in questa lista nera, dall’Asia e dall’America Latina.

Questa lista raggruppa i primi 50 paesi, seguendo degli indicatori specifici, dove essere cristiani significa essere perseguitati.

Scorrendo le prime posizioni troviamo la Corea del Nord che rimane al primo posto per il 18esimo anno di fila seguita dall’Afghanistan e dalla Somalia. Vi ricorderete probabilmente l’intervista di Elena Barlozzari fatta per “Gli occhi della guerra” all’ultimo cristiano di Mogadiscio, proprio la capitale della Somalia dove la guerra fra bande sta letteralmente distruggendo l’intero paese.[1] Proseguendo troviamo la Libia, posto molto noto a noi italiani per via dei continui sbarchi di profughi o sedicenti tali che arrivano proprio da quel paese. Vi è mai capito di incontrare un cristiano tra questi? In quinta posizione il Pakistan, paese tristemente noto per la vicenda di Asia Bibi. Ma approfondendo l’analisi si può trovare in undicesima posizione proprio la Siria che noi sosteniamo con il progetto “Nella casa del Padre” che va ad aiutare proprio i cristiani di Homs colpiti dai terroristi islamici. E la relazione lo rivela chiaramente che in Siria non è il governo a perseguitare i seguaci di Cristo ma le frange radicali dell’Islam nelle zone non governative. Non era Assad il dittatore sanguinario? Probabilmente, anche in questo caso, le accuse non sono sostenute da prove concrete.

Al 27esimo posto troviamo la Cina, paese in cui le condizioni dei cristiani peggiorano di anno in anno ed infatti nella classifica del 2018 si trovava al 43esimo. Ma come sappiamo in Cina è molto complicato avere notizie su quanti cristiani esattamente ci siano e quanti subiscano persecuzioni. Il governo è particolarmente attento a non far trapelare questioni interne né sulla stampa internazionale né sui social network e ciò porta ad avere informazioni parziali su ciò che accade in quel territorio. Un’altra particolarità da segnalare è il 49esimo posto dei Territori Palestinesi, qui bisogna però fare delle premesse: come è ben spiegato nel rapporto di Porte Aperte bisognerebbe dividere i territori palestinesi della Cisgiordania da Gaza. Come viene descritto, la persecuzione non è puramente fisica, e questo già fa capire la posizione in questa classifica, ma è dovuta alle restrizioni che Israele impone ai palestinesi ed in particolar modo ai cristiani. Ciò che succede a Gaza poi è ancor più marcato in quanto la popolazione vive in una prigione a cielo aperto ed anche Hamas non è certo soffice con la piccola comunità cristiana rimasta. Ed ecco perché i territori palestinesi della Cisgiordania sono differenti, perché non è il governo a praticare persecuzioni, infatti nelle principali città palestinesi il sindaco è, per legge, cristiano, e non sono nemmeno i musulmani che convivono da centinaia di anni con i cristiani ma è un soggetto terzo e cioè Israele e questo, credo, sia un caso più unico che raro.

Prendendo in considerazione tutti questi elementi possiamo dire che la situazione dei cristiani nel mondo è sempre più difficile e gli episodi di violenza continuano a crescere e purtroppo, troppo spesso, gli stessi cristiani occidentali abbandonano le comunità sparse per il mondo. Omicidi, soprusi, stupri, attacchi a luoghi di preghiera e attacchi ad abitazioni oltre ad una discriminazione nella società molto accentuata, è questo che i cristiani vivono ogni giorno nel mondo.

Ed il Papa? Il Papa sta facendo davvero poco rispetto a quanto potrebbe fare con la sua influenza. Certamente alcuni aiuti vengono inviati, direttamente o tramite associazioni legate al Vaticano, e in alcuni Angelus da Piazza San Pietro ha chiesto di pregare per le comunità cristiane che più soffrono nel mondo. i nostri progetti di aiuto vanno quindi in questa direzione, per colmare i vuoti lasciati dalle istituzioni ecclesiastiche. Pur consci che non possiamo arrivare ovunque tentiamo comunque di sostenere i cristiani dove hanno maggiormente bisogno.

Di Stefano Pavesi

21 gennaio 2019

[1] Barlozzari, Elena. “L’ultimo cristiano di Mogadiscio”. http://www.occhidellaguerra.it/lultimo-cristiano-di-mogadiscio/. Gli occhi della guerra. 20/04/2016. Web. 17/01/2019

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