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Filippine: prove di Jihād

Pubblicato da: UVNS 0 Commenti

È trascorsa poco più di una settimana dell’attentato che ha visto, suo malgrado, protagonista la Cattedrale di Jolo. Jolo è il nome del capoluogo e della rispettiva isola, si trova nella regione di Sulu, a sud delle Filippine. L’attentato suicida ha causato oltre 20 morti e circa 80 feriti, in due diverse esplosioni: la prima durante la messa all’interno della chiesa, la seconda è avvenuta all’arrivo dei soccorsi, così da ostacolarne l’operato[1]. Le Filippine sono uno Stato a maggioranza cristiana, nel quale purtroppo però da circa 50 anni si combatte una sorta di guerra religiosa con la minoranza mussulmana. La rivendicazione da parte dell’Isis non ha infatti tardato ad arrivare, l’attentato è stato compiuto dal suo braccio armato nel paese Abu Sayyaf, con cui di recente ha stretto un sodalizio. L’attacco è arrivato a circa una settimana dal referendum che prevede la costituzione di una nuova regione autonoma in quei territori, questione che ha diviso la comunità islamica locale, che lì rappresenta la maggioranza. Il motivo del contenzioso riguarda le trattative che hanno portato alla ratifica della legge attraverso il voto referendario, non tutte le etnie mussulmane presenti si sono sentite adeguatamente interpellate, portando la corrente più estremista a questo crudele gesto[2]. In queste ultime settimane, ci siamo occupati per lo più di raccontare la storia delle persecuzioni subite dai cristiani nei paesi interessati dalla lista pubblicata da Porte Aperte[3], che ci dà una visione decisamente completa del fenomeno, le Filippine però non compaiono fra questi, nonostante il clima non sia decisamente dei migliori negli ultimi anni. Gli episodi di violenza nel paese sono cresciuti e vanno dai rapimenti al fine di ottenere il denaro necessario al finanziamento delle suddette organizzazioni sino ad azioni più gravi come l’attentato del 27 gennaio. La sola cattedrale di Jolo ha subito 10 attacchi in 10 anni, portandoci dunque ad interrogarci e ad approfondire la questione. La replica delle autorità non si è fatta attendere, immediato è stato l’intervento del Presidente Rodrigo Duterte, il quale ha inviato l’esercito ad occuparsi della questione. Non dobbiamo però dimenticarci che Duterte è lo stesso che meno di un mese fa esortava il suo popolo ad uccidere preti ed esponenti della chiesa, resasi colpevole di aver dichiarato la sua linea dura sulla lotta al narcotraffico. Dunque nulla di confortante per i cristiani di quella regione, i quali si vedono da una parte minacciati dai terroristi islamici e dall’altra esortati alla disobbedienza spirituale[4]. La preghiera è il rifugio dell’anima e rende possibile la catarsi dell’uomo. Uccidere un uomo dedito alla preghiera è l’atto più spregevole che vi possa essere.

Di Emanuele Niccolini

[1]“ASIA/FILIPPINE – Attentato in Cattedrale a Jolo: la Chiesa condanna la violenza e chiede giustizia”. http://www.fides.org/it/news/65462-ASIA_FILIPPINE_Attentato_in_Cattedrale_a_Jolo_la_Chiesa_condanna_la_violenza_e_chiede_giustizia. Fides. 28/01/19. Web. 05/02/19.

[2] “Filippine Mindanao, musulmani divisi al referendum per l’autonomia”. http://www.asianews.it/notizie-it/Mindanao,-musulmani-divisi-al-referendum-per-l%E2%80%99autonomia-46027.html . Asia news. 21/01/19. Web. 05/02/19.

[3] “WORLD WATCH LIST 2019”. https://www.porteaperteitalia.org/persecuzione/. Porte Aperte Italia. 17/01/19. Web 04/02/19.

[4] Giansoldati. Franca. “Il presidente delle Filippine: «I vescovi sono gay e sono dei figli di putt…»”. https://www.ilmessaggero.it/vaticano/vaticano_flippine_gay_vescovi_duterte_papa_francesco_chiesa_manila-4234881.html. Il Messaggero.  16/01/19.

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