L’intervista ai responsabili di Bran.co Onlus, che ha promosso, in collaborazione con associazioni locali, una raccolta fondi per la ristrutturazione di un campo di calcio in Palestina

“Una voce nel silenzio” è l’evocativo nome che i volontari di Bran.co onlus hanno scelto per il progetto attraverso il quale sono impegnati a dare appunto voce alle comunità cristiane di tutto il mondo perseguitate per la loro fede. In quest’ambito hanno lanciato, in collaborazione con altre associazioni, l’iniziativa “Luci a Betlemme”, che si è recentemente conclusa con la visita di una rappresentanza di Bran.co in Terra Santa. Ne parliamo con Alessandro, che ha vissuto direttamente quest’esperienza.

Ci parli brevemente del progetto “Luci a Betlemme”? Com’è nato?

Si tratta di una raccolta fondi promossa da Bran.Co Onlus, con lo scopo di finanziare l’impianto d’illuminazione del campo di calcio di Beit Jala, dove giocano i bambini di Betlemme.

Il progetto è nato dalla voglia di aiutare concretamente una comunità cristiana nella terra natia di questa religione. Nel tentativo di mettere in pratica questo intento, si sono trovati obiettivi comuni con l’associazione “Oasi di Pace”, operante in Palestina a fianco di “Children without borders” e “Football Academy”, entrambe presiedute da Padre Ibrahim Faltas e impegnate nel sociale attraverso lo sport, con una maggior attenzione nei riguardi infanzia e adolescenza.

Com’è stato possibile raggiungere il non indifferente obiettivo economico della raccolta?

Lo spirito del progetto è stato sentito e condiviso da numerose realtà locali su tutto il territorio patrio, alle quali vogliamo nuovamente dire grazie per aver contribuito ad un così rapido raggiungimento dell’obiettivo prefissatoci: sono bastati infatti pochi mesi per raccogliere la somma necessaria per i lavori.

Quali sono state le tappe principali della vostra missione?

Siamo stati invitati a partecipare alla Via Crucis di Gerusalemme, in quanto abbiamo scelto di recarci in Terra Santa durante il periodo pasquale, per suggellare lo spirito che ci ha mosso in questa missione.

Suhail T.Daibes, vicepresidente di Football Academy, ci ha accompagnati alla Messa di Pasqua nella chiesa di Beit Jala, presso la quale sorge il campo da calcio al centro del nostro progetto.

Nei giorni successivi abbiamo partecipato attivamente agli allenamenti dei ragazzi con una simbolica partita amichevole Italia-Palestina, oltre ad aver assistito a una partita ufficiale di campionato della squadra locale.

L’ultima sera poi siamo anche stati invitati a cena nella sede della Football Academy dove ci è stata consegnata una targa a ringraziamento per il lavoro svolto.

Questo viaggio, ricco di incontri e confronti con il popolo palestinese e alcune sue autorità, quali i sindaci di Betlemme e di Beit Jala, è stata certamente un’esperienza davvero intensa. Avete un qualche messaggio affidatovi da consegnare al popolo italiano?

Tra i vari colloqui ci ha colpito molto quello con il sindaco di Betlemme, Vera Baboun, la quale ha descritto molto gravemente la drammatica situazione che vive ogni giorno il popolo palestinese a causa del continuo avanzamento del muro israeliano che cerca di tagliarli fuori dal resto del mondo e che rischia di portare alla sparizione dei cristiani dalla Terra Santa.

Da tutte le voci con cui ci siamo confrontati è stato lanciato un appello unanime: “La Terra Santa non è pericolosa, qui non ci sono terroristi ma solo disinformazione strumentale, venite in pellegrinaggio, abbiamo bisogno di tutti voi fedeli. La Terra Santa è di tutti i cristiani e, solo insieme, potremo mantenere salde quelle radici che, come gli ulivi piantati qui e che gli israeliani stanno cercando di sradicare, hanno un’importanza millenaria”.

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